Quella notte che anch'io ho calcato le scene
Lo diceva il famoso artista che un quarto d'ora di celebrità non lo si nega a nessuno. Eccovi il dossier fotografico di una notte di follia interpretativa teatrale a cui il sottoscritto (insieme ad altri amici) non ha saputo sottrarsi
di diegus
|
Come diceva quello lì? Che un quarto d'ora di celebrità non lo si nega più a nessuno, mi pare.
Non sono arrivato a tanto, ma lo scorso 16 giugno mi sono divertito un mondo a calpestare un palcoscenico qui a Roma davanti a un affettuoso pubblico di, ehm, parenti e amici vari.
Si è trattato dell'inevitabile saggio finale di un corso di teatro -scarno e breve- che ho frequentato nell'ultimo anno. Il livello, ovviamente, era da “absolute beginners”.
Insieme a una decina di altri colleghi, e guidati sapientemente dalla nostra insegnante, abbiamo messo in scena due brevi atti unici: “Visita di condoglianze” che è un classico sketch umoristico di Achille Campanile, e “La telefonata”, che è stata scritta nientepopodimenoché dal compagno della nostra insegnante, “su misura” per la nostra sgangherata compagnia.
E' ben vero che, quando passo dalla parte dello spettatore, io stesso preferisco forse un altro tipo di teatro. Ma è fin troppo ovvio che, date le capacità interpretative della banda, al momento proprio non si poteva pretendere di più. In ogni modo, parenti e amici sono sembrati gradire il risultato, specialmente in relazione al prezzo della rappresentazione (gratis).
Di cotanto scempio artistico, comunque, è rimasta una discreta testimonianza fotografica. Preparata in parte dal sottoscritto, durante le prove, e in parte dal mio amico Stefano durante lo spettacolo.
Sono foto di scena che forse diranno più a chi c'era che tutti gli altri. Ma nello scatolone del resto del web, perché no, c'è posto anche per un po' di immagini ad uso familiare. E sia che siate stati lì quella sera, sia che veniate a sapere solo adesso della cosa, io buona visione ve la auguro comunque.
(22 Giu 2005 - 09:35 PM)
|
|
| |
|