Londra, ebbro di foto e di teatro
E' fatta. Finalmente, sia pure grazie a un viaggio lampo, anche il sottoscritto può dire di essere stato a Londra. Vi risparmio l'inutile diario: in due giorni si è visitato il minimo indispensabile. In compenso, se vi interessano le foto -e per quel poco che ho potuto scattare- le trovate qui. E se invece volete l'inevitabile “dritta del turista”, continuate a leggere...
di diegus
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Ce l'ho fatta. Ho lavato l'onta di aver passato da tempo i trenta senza aver mai visitato Londra. E sia pure per un paio di giorni, mi sono immerso anch'io nella Cool Britannia degli anni 2000. Di questa visita lampo vi “regalo” innanzitutto un piccolo reportage fotografico. So che non è molto, ma dati i tempi non son riuscito a ottenere di più: fare il turista va spesso meno d'accordo di quanto si pensi con lo scattare foto. Non vi omaggio, invece, di un resoconto scritto: non avete bisogno di me per sapere che il British Museum, o la National Gallery, o ancora la cattedrale di Westminster sono dei gran bei posti.
Però, nonostante tutto, l'inevitabile consiglio del viaggiatore ve lo voglio dare: se andate a Londra, pensate seriamente di fare un salto a teatro. No, non mi riferisco agli onnipresenti, immarcescibili e un po' invadenti musical (che, detto fra noi, mi danno a volte l'impressione di essere carrozzoni a uso turistico). Mi riferisco al teatro teatro, quello che gli inglesi coltivano con un certo successo almeno dai tempi della regina Elisabetta (la prima, s'intende).
Io – complice anche il fatto che ero da solo – ho vinto la fredda notte londinese infilandomi per due sere a vedere, nell'ordine, The House of Bernarda Alba (dall'originale spagnolo La casa de Bernarda Alba di Federico Garcia Lorca) e Wild East, di April de Angelis, una scrittrice che potremmo definire, tanto per capirsi, “di tendenza”.
The House of Bernarda Alba, al National Theatre, è stata proprio una gran bella cosa. Scenografia suggestiva, anche se non proprio fedele ai dettami di Lorca, allestita su un palco di dimensioni mai viste qui in Italia (ne ho “rubato” uno scatto). Le attrici, in linea di massima, molto brave, con uno stile di recitazione, guarda un po', molto “british”: secco, cinematografico (nell'accezione positiva del termine) e con gran ritmo. Io, dall'alto della mia ignoranza, ne conoscevo solo una, e solo di nome: Sandy McDade (in quest'occasione nella parte di Angustias) che so essere piuttosto quotata in Gran Bretagna.
Wild East, invece, l'ho vista al Royal Court Theatre, che è uno dei teatri d'avanguardia della scena londinese (ha ospitato alcune prime di Sarah Kane). Una “commedia” surreale, tutta incentrata su un colloquio di lavoro per un impiego in Russia. L'intervista, dall'occasione della vita di un giovanotto un po' stralunato, si trasforma nel teatro di battaglia delle intervistatrici, due funzionarie esteriormente “toste”, ma in realtà terrorizzate dalla possibilità di perdere il posto. Messa in scena molto brillante anche questa: anche se lo stile dei dialoghi, decisamente più rapido e informale, in certi passaggi ha messo a dura prova le mie capacità di comprensione.
Ah, i due spettacoli mi sono costati, in tutto, 17 sterline e mezzo: venticinque euro, roba che nemmeno in Italia. E tutto prenotando comodamente su Internet. Che dite, ne valeva la pena? Io il consiglio ve l'ho dato. Per la vostra prossima puntatina a Londra, fate voi.
(09 Mar 2005 - 07:49 PM)
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