“Direttiva Bolkestein”: come ti stritolo il lavoratore
Sì, l'Europa ci piace; ma certe volte a Bruxelles partoriscono proposte davvero marziane. La cosiddetta “direttiva Bolkestein”, per esempio, punta a istituire una specie di “zona franca” che finirebbe col fare a pezzi i diritti dei lavoratori europei. E' questo il futuro dell'Europa sociale? Ma soprattutto, perché queste geniali iniziative passano sistematicamente sotto silenzio?
di diegus
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Sono un europeista, in linea di principio; ma ogni tanto mi sembra che a Bruxelles ci si dia da fare per promuovere una legislazione che definire di retroguardia è anche gentile.
E' questo il caso della cosiddetta “Direttiva Bolkestein”, che rischia di scompaginare la legislazione sociale (sì, sto parlando dei diritti dei lavoratori) degli Stati membri.
Frits Bolkestein è un signore olandese che, nell'attuale commissione europea presieduta da José Barroso, si occupa dei temi del mercato interno.
La direttiva che prende il nome da questo signore è già stata approvata dalla Commissione e quindi, per entrare in vigore, dovrà passare il vaglio di Parlamento e Consiglio Europeo. A leggerne l'introduzione, si propone di “stabilire un quadro giuridico che elimini gli ostacoli alla libertà di stabilimento dei prestatori di servizi ed alla libera circolazione dei servizi tra Stati membri e che garantisca a prestatori e destinatari dei servizi la certezza giuridica necessaria all'effettivo esercizio di queste due libertà fondamentali del trattato”.
Molto bello, un po' burocratico, ma molto condivisibile. Però, a leggere il testo della direttiva si capisce come si ha intenzione di mettere in pratica i nobili principi testé enunciati.
In particolare, una “chicca” della direttiva consiste nel “principio del paese d'origine”, in base al quale il prestatore di servizi (in questo caso ci si rifersice all'impresa) dovrebbe essere sottoposto esclusivamente alla legge del paese dove ha sede legale, e non alla legge del paese dove fornisce il servizi. Facciamo due più due. Che noia, per un'impresa che abbia sede -poniamo- in Svezia, tutta quella legislazione a favore del lavoratore; tutto quell'inutile e burocratico apparato di sicurezza sociale. Giacché abbiamo allargato l'Europa a 25 membri, perché non trasferirsi, che ne so, nella Repubblica Slovacca, dove presumibilmente la legislazione sociale sarà un tantino meno sviluppata. Pensate che bello, per il lavoratore italiano, francese o tedesco, trovarsi assunto alle condizioni contrattuali vigenti in Polonia o in Lituania (con tutto il rispetto del caso, naturalmente). In buona sostanza: cari Stati membri dell'Unione, dimenticatevi il vecchio principio secondo cui in Germania è in vigore la legge tedesca, in Italia sia in quella italiana, in Francia quella francese. Nel mondo del lavoro si procede per “zone franche”. Stessi lavoratori, stesso luogo di lavoro, regole (molto) diverse.
I detrattori della proposta parlano di istituzione del “caporalato europeo”: non so se sia un termine esagerato, ma certamente si tratta di un quadro abbastanza sinistro per quei diritti sociali che in Europa già non godevano di buona salute.
Vero è che la direttiva auspica un “coordinamento tra le legislazioni sociali nazionali”. Ma se questo coordinamento finalmente dovesse aver luogo, che bisogno ci sarebbe di prevedere un principio di questo genere?
Questa è solo una delle geniali trovate contenute nella proposta (maggiori informazioni le trovate qui). Ovviamente, qualche rompiballe se n'è accorto, e ha pensato di promuovere un'iniziativa per contrastare il percorso della “Bolkestein”. In questa situazione, però, quello che spaventa un po' (anzi, molto) è che tutto questo avviene nel disinteresse totale dei mezzi di informazione (anche di quelli che considereremmo “illuminati”) e delle forze politiche (anche quelle che, molto generosamente, potremmo considerare “illuminate”). Io, personalmente, ho saputo della direttiva per puro caso, navigando sul sito della FIOM.
Insomma, ragazzi, veniamo da un biennio di scannamenti sull'articolo 18 (anche legittimi, per carità), e stiamo lasciando passare sotto silenzio un'enormità del genere? Cosa dicono i partiti d'opposizione, che della lotta alla precarietà hanno fatto una bandiera per la prossima campagna elettorale? Cosa dice il candidato Prodi, che pure di affari europei se ne intende?
(28 Feb 2005 - 07:30 PM)
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